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Finalmente ci siamo, questa che pubblico e' la prima intervista di una lunga serie che vedra' come protagonisti i personaggi piu' in vista del panorama hip hop italiano ed in futuro anche internazionale, e quale modo migliore per iniziare con uno dei 5 djs,producer piu popolari dello stivale.Dj Mesta da Torino,ha iniziato l'attivita' dietro ai giradischi agli inizi degli anni 90. Con quasi 15 anni di carriera alle spalle tra clubs ed eventi di vario tipo e' unanimemente riconsciuto come "il dj che fa ballare" . Attualmente Mesta gode di numerose residenze settimanali nel capolougo piemontese.Mesta e' anche molto attivo per quel che riguarda l'aspetto produzione e recentemente e' diventato A&R dell'etichetta Selecta,la subsidiaria "urban"dell'etichetta Motivo (Punjabi,J-Live,Fatman Scoop).
Quando
nasce la tua passione x l'hiphop e piu' in particolare per la figura del dj
(se c'e' anche un aneddoto divertente da raccontare).
Ai tempi della Break Dance.. primi anni
'80. Mi ricordo che quando ascoltavo roba Hip Hop sentivo un'energia.
Solo l'Hip Hop mi dava quell'energia. Ho iniziato ballando breaking,
quella era la mia passione. Passata la moda, la figura del DJ mi ha
affascinato maggiormente. Il perchè non saprei neanche dirlo, ma quando
balli vuoi la musica migliore e da li entri in contatto con il DJ.
Sappiamo che nei primi anni '90, piu
precisamente nel 1993 ti sei trasferito a Londra. E' stata suppongo una
scelta importante nella tua vita. Ci puoi raccontare cosa ti ha spinto
a fare questo passo e cosa ti ha dato l'esperienza londinese?
Volevo stare in un posto dove poter vivere
di musica. A Torino non era possibile, soprattutto con l'HipHop. Tra
l'altro erano tempi in cui si viaggiava di piu'. Lo standard era andare
da una città all'altra per vedere serate o jam. Se volevi vestire con la
roba giusta, allora andavi a Parigi a fare shopping. Il biglietto tanto
sapevamo come aggirarlo.. C'era una voglia diversa. Io questa voglia non
l'ho mai persa. A Londra ci sono andato perchè per me era la città piu'
Hip Hop d'Europa. Una città meravigliosa, dove ho imparato che oltre
alla musica ed alla cultura che l'accompagnia, c'è anche un business
enorme chiamato industria discografica. Potrei andare avanti per ore a
raccontarti quello che mi ha dato, ma credo che pian piano tutto questo
trasparirà dalle cose che faccio qui in Italia. Infatti ad un certo
punto mi è mancata l'Italia e desideravo portare l'esperienza estera nel
mio paese natale al fine di creare un qualcosa che mancava. E poi è in
Inghilterrà che ho scoperto la mia "Italianità".
Anche se c'è voluto del tempo per
ri-adattarmi (ero praticamente inglese con tanto di accento marcato!!),
sto riscontrando un discreto successo nel creare in italia tutta una
serie di anelli mancanti.
Tu sei uno dei pochissimi djs italiani
che suona anche all'estero (Francia,UK,Germania),praticamente una mosca
bianca! Che differenza c'e' (se esiste) tra l'approcio all'hiphop
all'estero rispetto all' Italia , per es nell'organizzare, nel
promuovere un evento, il modo di suonare dei djs, il pubblico...?
E
come la differenza tra una pizza napoletana ed una londinese. Quando
mangi la pizza a Londra, cosi' come la pasta, il cibo cinese etc., è
pensata per soddisfare il pubblico inglese, per tradizione molto
ignorante nel gusto culinario (anche se il mondo si sta tutto un po'
unendo e molte cose stanno cambiando). Quindi mangi una pizza che di
pizza ha poi solo il nome e le caratteristiche piu' superficiali. Ma lo
SPESSORE è diverso, il pomodoro è diverso, il formaggio è diverso,
l'olio è diverso, la cottura è diversa etc. Gli ingredienti sono
diversi. E la cucina parte dagli ingredienti, cosi' come la produzione
musicale parte dai suoni scelti in origine ed una serata è in funzione
del pubblico che hai davanti. Mi spiace dirlo, ma come gli Inglesi sono
ignoranti in cucina, gli Italiani lo sono nella musica. Quindi in Italia
c'è tanta ignoranza da combattere, a partire dalle categorie che
lavorano nello spettacolo. Pero' c'è anche la spinta di dover costruire
un qualcosa che da altre parti è già stato fatto.
L' Hip Hop italiano ha da sempre
vissuto fasi alterne, passando da momenti di buona visibilita',anche a
livello nazionale, a momenti di buio completo.
Cosa manca da noi per dare stabilita' e
"credibilità " a questo genere potendo cosi "garantire" ai nostri
artisti un minimo di business stabile?
Tutto! Dai, scherzo.. pero' è il vecchio
discorso della mancanza di infrastrutture. Serve di piu', molto di piu'.
E poi ora mancano anche i soldi, Hip Hop a parte!
Quali sono i tuoi progetti futuri visto
le tue numerosissime attivita nel rapworld (magari una news in esclusiva
per Soundvillage) !?
In
generale riprendere in mano le produzioni.
E poi Selecta Mixtape Vol 2, nuovo album
Mentispesse e l'uscita su Selecta del gruppo rap Slega il Suono.
Ed anche un nuovo business di
distribuzione musicale in ambito digitale dedicato ad artisti emergenti
ed etichette indipendenti,
un progetto "futuristico" studiato per il
mondo intero con sede a Philadelphia-USA
www.mp3mixtape.com
E' praticamente un'etichetta virtuale che
sto lanciando in questi giorni.
Vorrei concludere l'intervista
chiudendo questo triangolo ideale che abbiamo delineato tra il Mesta dj,
Mesta "imprenditore" del rap italiano e il Mesta uomo
con questa domanda....
In tutti questi anni di carriera cosa e'
stato l'elemento in piu' che ti ha permesso di arrivare sino a qui, ad
essere quello che sei e fare quello che fai?
Innanzitutto, come Albano nell'isola dei
famosi, non vivo dimensioni diverse ma sta tutto perfettamente
bilanciato in un unica persona.
Esserlo in prima persona e quindi
"crederci", comunque e sempre. Te lo ripeto: esserlo in prima persona e
crederci.
L'essenza è in questo, tutto il resto è
una conseguenza.
Altrimenti duri una stagione.. due o tre
se sei fortunato!!
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