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11/09/2010 - Notte Bianca

11/09/2010 - Notte Bianca
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HIPHOP ZONE - INTERVISTE
Soundvillage Music - HIPHOP ZONE - INTERVISTE: ABAN : Orgoglio Leccese

ABAN : Orgoglio Leccese

ABAN

intervista esclusiva

“ORGOGLIO LECCESEâ€

Aban, leccese del ’79, è attivo nella scena hip hop dal lontano ’96. Nel corso degli anni si segnala come freestyler di valore e si impegna a fondo, con diverse modalità, per diffondere la musica e la cultura hip hop e ragga a Lecce e nel Salento. Da sempre in molteplici progetti legati a musica ed eventi connessi, dal 2006 fa parte della crew South Fam di cui è uno dei fondatori. Dopo l’uscita nel 2007 di “S.U.D.â€, album della crew, Aban si presenta in questo 2008 con il suo esordio solista, “La bella Italiaâ€: il titolo non potrebbe essere più ironico e prelude ad un disco duro e fiero che parla senza timore di tutto il marcio che questo paese riesce a condensare dietro al suo aspetto “da cartolina†e che purtroppo finisce per colpire in misura maggiore, anche se non esclusiva, proprio le regioni più meridionali. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

 

Ti ricordi di quando hai avuto la “fulminazione†definitiva per il rap e l’hip hop? Parlami dei ricordi che hai di quel momento: come è stato?

 

ABAN: E’ stato più o meno nel ’96: la fulminazione fu un disco, “Bacdafucup†degli Onyx (Def Jam 1993, n.d.r.). Nel frattempo avevo cominciato a dipingere e poi, si sa come va, una cosa tira l’altra…sei dentro senza accorgertene. Ho imparato a fare rap da autodidatta, ascoltando moltissima roba e facendo solo freestyle per i primi due anni. La cosa che più mi spingeva ad andare avanti era il fatto che riuscivo a rendermi conto da solo che più mi allenavo più miglioravo, senza avere un maestro o un professore pronti a giudicarmi. Sentivo che era roba mia, prodotta unicamente dal mio impegno, qualcosa che non puoi né comprare né rubare...te lo devi sudare per forza.

 

Cosa significa per te spingere un certo suono ed una certa realtà rimanendo in quella che è sempre stata la tua città (inevitabilmente lontana dai luoghi in cui “sembra succedere tuttoâ€)? Che valore ha per te?

 

A: Diciamo che è un po’ come voler riscattare LECCE per quanto riguarda il rap. E’ una questione personale, devo tantissimo alla mia città e alle mie radici: sono loro che hanno formato il mio carattere, loro che mi hanno insegnato i valori che regolano il mio modo di agire, loro che mi hanno insegnato l’importanza di saper essere umile ma sempre fiero di ciò che sono.

Tutto questo è stato sottolineato ancora di più nel momento in cui mi sono spostato da casa, sia da bambino per motivi famigliari, sia verso i vent’anni quando ho trascorso tre anni a Perugia. Quei periodi mi hanno segnato particolarmente, mi hanno fatto sentire sulla mia pelle quanto si può soffrire lontano dalle tue radici. Quello che posso fare per sdebitarmi nei confronti della mia terra e portare più in alto possibile il ‘rap made in Lecce’ a livello italiano. Questo è tutto quello che ho di più importante da regalare alla mia città.

 

Il rap è da sempre mezzo di espressione di realtà emarginate e “senza voceâ€: quanto, secondo te, conserva di questo suo potenziale “rivoluzionario†ancora oggi?

 

A: E’ una domanda molto generica, ma se devo riferimi generalmente alla situazione sia nazionale che d’oltreoceano direi che sicuramente è cambiata rispetto agli anni ‘90. Prima il messaggio in un testo era fondamentale quanto il beat: oggi diciamo che c’è tanta roba con belle basi e testi del cazzo, ma ciò non toglie che ci siano ancora tanti che fanno rap per dire qualcosa di serio.

 

Che radici ha la forte connessione che hai con la Dogo Gang? Come nasce?

 

A: Nasce tutto per caso, non ricordo il periodo, ricordo che loro dovevano ancora uscire con “Mi fist†e ci beccammo qui da noi a Lecce. Stavamo suonando

ad una serata e loro ci si trovarono in mezzo. Fu, diciamo, un’amicizia immediata al di fuori di tutto quello che poteva essere il rap, anche se poi faceva sempre da contorno. Da lì in poi cominciammo a beccarci un po’ in tutte le manifestazioni tipo ‘Flava /2 The Beat’ e, spesso, quando ci capitava qualche evento ci chiamavamo a vicenda: abbiamo fatto parecchie date insieme. Oltretutto per quasi quattro anni di seguito scendavano qua d’estate. Poi il resto si sa.

 

Ti danno fastidio i paragoni e le analogie che da più parti vengono fatti tra la tua estetica rap/hip hop e quella, appunto, della Dogo Gang?

 

A: Mi danno fastidio i paragoni e basta, come darebbero fastidio a qualunque altro artista. Qui nessuno è uguale a nessuno. E poi vorrei proprio capire su cosa si basano questi paragoni, in base a cosa? Ai testi? Sono totalmente diversi a mio parere. Il sound? Boh. Io mi sento me stesso e basta. Ai signori critici direi di ascoltare un po’ più di roba americana se cercano affinità o similitudini riguardo agli MC italiani.

Quanto conta per te che rap ed hip hop possano arrivare ad avere anche in Italia la dignità che hanno in molti altri paesi? Io la considero un po’ una missione: volevo sapere se per te è lo stesso...

 

A: Conta molto di sicuro, ma in fondo io fondamentalmente l’ho sempre fatto per la mia gente, e se piace alla mia gente sento già di avere il livello più alto di dignità che possa desiderare dalla mia musica.

 

Qual’è il più grande obiettivo che vorresti raggiungere come artista?

 

A: Lavorare per sempre e solo con la musica…nient’altro.

 

Vuoi ringraziare qualcuno e/o fare qualche ‘shout out’?

 

A: Tacco, Brigante e Nizar, Mirko, Carlo, Diego, Dna, Lil Ma.

 

Grazie del tempo dedicato a rispondere a queste domande ed in bocca al lupo per tutto!

 

A: Prego, crepi il lupo!

 

Per correttezza va segnalato che questa intervista è avvenuta via mail (abbiate pietà: era pieno Agosto!), senza quindi la possibilità di approfondire certi punti e di spiegare alcune posizioni. La cosa che più mi preme è sottolineare come qui non si sia assolutamente affermato che Aban sia uguale ai Club Dogo, ci mancherebbe.

Ci sono elementi di somiglianza a livello stilistico e comunicativo ma questo non significa "squalificare" nessuno: si tratta semplicemente di analogie e collegamenti che, in una stessa scena nazionale sono piu' che normali e fisiologici. Ad ogni modo complimenti ad Aban che dovrebbe essere certamente preso ad esempio da molti per l’impegno e la convinzione con cui porta avanti il suo lavoro e per la carica genuina – al limite dell’irruenza giovanile – che ci mette: il carattere c’è eccome. Avanti così!

www.myspace.com/765aban

 

 

Michele Cavagna

mikelekavagna@yahoo.it

www.myspace.com/mikelekavagna


 
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