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Soundvillage Music - MIMS : Tenacia e convinzione

MIMS : Tenacia e convinzione

 

“Tenacia e convinzioneâ€

Shawn Mims nasce (nel 1981) e cresce in una parte di Manhattan denominata Washington Heights da una famiglia di origine giamaicana. I genitori muoiono per cause diverse quando lui è ancora molto giovane ma il giovane Shawn riesce comunque a farsi strada e a perseguire la sua passione per la musica. Probabilmente fondamentale per il suo futuro è l’attrezzatura da dj che la madre – che lo ha sempre supportato nel suo amore per la musica – gli compra prima di morire.

Dopo quattro anni di tentativi di ottenere un contratto discografico, è uscito da qualche mese per la Capitol Music Is My Saviour: è il suo primo disco ufficiale e si presenta al mercato sulla scia dell’enorme successo che negli States ha ottenuto il singolo This Is Why I’m Hot. Lo raggiungiamo telefonicamente oltreoceano.

 

 

 

Parlami di Washington Heights; non ho mai sentito parlare di questa parte di Manhattan: come la definiresti? E’ un quartiere o una zona?

 

Mah, guarda, direi che è una zona di Manhattan, come ad esempio lo è Harlem: si trova infatti appena a nord di Harlem nella parte settentrionale dell’isola di Manhattan.

 

Che tipo di posto è? Come è stato crescere lì?

 

Guarda, sarò onesto: Washington Heights è conosciuta perlopiù per il grande traffico di droga che c’era soprattutto negli anni ’70 e ’80. A me è piaciuto come posto dove crescere perché per me ha sempre significato “casaâ€: è un luogo a cui sono sempre stato molto affezionato. A chi ci va per la prima volta potrebbe sembrare una zona violenta, dove conta solo fare soldi; crescendo lì però non hai questa sensazione: è una realtà dove impari in fretta a cavartela in ogni situazione e dove sviluppi un ottimo fiuto per le occasioni di raggiungere gli obiettivi che ti interessano…diciamo che per me ha rappresentato una buona scuola di vita.

 

Pensi che crescere in quella parte di New York ti abbia influenzato come persona e come artista?

 

Sicuramente sì. Credo che mi abbia dato la capacità di trarre vantaggio da ogni situazione e di sapermi fare largo anche nelle circostanze più difficili: sia che abbia in tasca 5 dollari o 50000 me la so cavare e so come fare altri soldi. Penso che questa attitudine mi abbia sicuramente aiutato ad arrivare dove sono adesso, anche nel music business.

 

Vivi ancora lì?

 

Al momento non posso dire di avere una casa: sono sempre in giro per lavoro percui direi che attualmente vivo “on the roadâ€.

 

Hai perso entrambi i tuoi genitori quando eri molto giovane, avevi solo 13 anni…come hai fatto ad andare avanti con convinzione e a trovare la forza di continuare?

 

Penso che a volte nella vita ci si trovi a dover affrontare delle vere e proprie tragedie e credo che una parte integrante di queste situazioni drammatiche sia la scelta a cui queste ti obbligano: o reagisci e vai avanti oppure implodi e ne rimani rovinato per sempre. Io non volevo che le persone mi guardassero con compassione o che pensassero che ero una “causa persa†perché avevo perso i miei genitori così giovane. Tra l’altro ho avuto un’ottima famiglia intorno, costituita dai miei parenti, che non mi ha mai lasciato solo e che mi ha sempre supportato. Non volevo lasciarmi andare e quindi non avevo altra scelta che mantenere un’attitudine positiva: fortunatamente ci sono riuscito. Nella disgrazia posso dire di essere stato fortunato.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?

Ho ascoltato molte cose ma non credo di essere stato influenzato solo da artisti, che fossero musicisti o no: mi hanno influenzato tantissimo alcune persone della mia famiglia e alcuni miei amici. Possono influenzarmi un’infinità di cose: il postino che distribuisce la posta nel mio isolato oppure una donna anziana che attraversa la strada con una particolare luce nello sguardo…cose così, che mi diano vibrazioni positive e mi ispirino a scrivere.

Nel 2003 hai registrato I Did You Wrong e hai cominciato a cercare un contratto discografico: dev’essere stata dura aspettare fino al 2007…come ti sei sentito in quel periodo?

 

Beh, è stata una lotta…però vedi, non mi aspettavo di riuscire ad ottenere subito un contratto: chiunque deve fare la sua strada e la sua gavetta; anche se lavori sodo e ti impegni al massimo non sempre le occasioni arrivano quando vorresti. Devi sempre crederci ed andare avanti verso il tuo obiettivo: le persone che non lo fanno con convinzione non accumulano contatti, né conoscenze, né esperienza; sono le persone che finiscono per essere delle “cause perse†e, come ho detto prima, io mi rifiuto di esserlo. I tempi duri sono quasi sempre inevitabili per arrivare al successo in quello che vuoi fare: li ho affrontati come tali, senza darmi per vinto.

 

Music Is My Saviour, oltre che da nuovo materiale, è composto anche da pezzi che hai realizzato negli anni passati; come sarà il tuo prossimo disco? Simile a questo o cambierai qualcosa?

 

Rispecchierà le mie sensazioni di quando mi troverò a lavorarci e sarà sicuramente influenzato da tutto quello che sta cambiando nella mia vita grazie alla musica: sono più consapevole? Più provocatorio? Più felice? Più stressato? Dipenderà tutto da come mi sentirò quando andrò in studio per realizzarlo. Voglio che la mia musica rispecchi quello che ho dentro, sempre.

Per Music Is My Saviour non ho avuto alcuna pressione o scadenza prefissata: tutto era basato sui miei tempi ed ho potuto fare le cose con la massima calma. Per il prossimo disco non sarà certamente così e ci sarà bisogno di una diversa e maggiore energia da parte mia.

 

Sei orgoglioso di quello che hai raggiunto fino a questo punto?

 

Molto orgoglioso. E lo dico soprattutto pensando alla mia famiglia: loro sanno quello che ho passato e quanto ho lottato per arrivare dove sono adesso; la gente là fuori magari mi vede solo come uno che ha avuto successo come tanti ma non sa quello che mi ci è voluto…leggere la biografia su di un sito non è la stessa cosa, ti dà solo un’idea di massima. Sono contento di essere arrivato qui con le mie sole forze: non mi piacciono quelli che cercano di sfruttare il successo di altre persone per ottenere il proprio. Posso dire di essere più che soddisfatto di quello che ho ottenuto fino ad ora e penso che tutto quello che arriverà in più verrà dal mio autentico amore per la musica.

 

Parlando di musica: cosa pensi dell’attuale scena Hip Hop negli Stati Uniti?

 

Beh, è molto ‘business oriented’ ed è davvero un ottimo business: stiamo riuscendo a renderlo sempre più grande. Se devo essere davvero sincero però stiamo perdendo progressivamente contatto con quello che era, e dovrebbe continuare ad essere, il vero spirito dell’era d’oro dell’Hip Hop: il breaking, i graffiti, l’mcing, il djing, il divertimento e l’intrattenimento. Quando dopo un anno di lavoro hai guadagnato un milione di dollari ti senti di aver fatto bene ma il fatto che gli elementi base della vera cultura Hip Hop siano sempre meno presenti nei lavori degli artisti americani è molto preoccupante: è una cultura nata qui da noi ed è un peccato che proprio qui si rischi di perderne lo spirito originario. Insomma, che il business sia buono è un ottima cosa ma dovremmo recuperare molti elementi fondamentali della genuina ed originale cultura Hip Hop.

 

Qual’è il più grande risultato che vorresti raggiungere come artista?

 

Credo di averlo già raggiunto: vivere della mia musica e raggiungere un certo successo è sempre stato il mio sogno e queste cose si stanno realizzando nella mia vita. Quello che vorrei riuscire a fare adesso è provare che posso rimanere dove sono arrivato e dimostrare a tutti che ne ho le capacità.

 

Pensi che lascerai mai New York?

 

Guarda, onestamente credo che New York viva in ogni persona che ci ha vissuto. Sarai sempre di New York, non puoi mai lasciarla: anche se magari non ci vivrai più fisicamente è una cosa che ti resta dentro per sempre; penso che ogni singolo abitante di New York possa capire quello di cui ti sto parlando. Magari avrò una casa in qualche posto più tranquillo, per quando voglio rilassarmi, ma avrò sempre un posto in questa città, fa parte di me. Alla fine sarò sempre un New Yorker.

 

 

Un ringraziamento alla Capitol di Milano per l’assistenza organizzativa. Mims, al di là di quello che ognuno possa pensare della sua musica, è una persona molto cordiale, disponibile ed alla mano: uno che non sembra assolutamente essersi ancora montato la testa e che, a soli 26 anni, sembra avere le idee molto chiare su molte cose. La chiaccherata con lui è stata davvero gradevole ed interessante.

 

Michele Cavagna

mikelekavagna@yahoo.it


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