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Nel
2003 hai registrato I Did You Wrong
e hai cominciato a cercare un contratto discografico: dev’essere stata dura
aspettare fino al 2007…come ti sei sentito in quel periodo?
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Beh,
è stata una lotta…però vedi, non mi aspettavo di riuscire ad ottenere
subito un contratto: chiunque deve fare la sua strada e la sua gavetta; anche
se lavori sodo e ti impegni al massimo non sempre le occasioni arrivano quando
vorresti. Devi sempre crederci ed andare avanti verso il tuo obiettivo: le
persone che non lo fanno con convinzione non accumulano contatti, né
conoscenze, né esperienza; sono le persone che finiscono per essere delle
“cause perse†e, come ho detto prima, io mi rifiuto di esserlo. I tempi
duri sono quasi sempre inevitabili per arrivare al successo in quello che vuoi
fare: li ho affrontati come tali, senza darmi per vinto.
Â
Music Is My Saviour,
oltre che da nuovo materiale, è composto anche da pezzi che hai realizzato
negli anni passati; come sarà il tuo prossimo disco? Simile a questo o
cambierai qualcosa?
Â
RispecchierÃ
le mie sensazioni di quando mi troverò a lavorarci e sarà sicuramente
influenzato da tutto quello che sta cambiando nella mia vita grazie alla
musica: sono più consapevole? Più provocatorio? Più felice? Più stressato?
Dipenderà tutto da come mi sentirò quando andrò in studio per realizzarlo.
Voglio che la mia musica rispecchi quello che ho dentro, sempre.
Per
Music Is My Saviour non ho avuto
alcuna pressione o scadenza prefissata: tutto era basato sui miei tempi ed ho
potuto fare le cose con la massima calma. Per il prossimo disco non sarÃ
certamente così e ci sarà bisogno di una diversa e maggiore energia da parte
mia.
Â
Sei
orgoglioso di quello che hai raggiunto fino a questo punto?
Â
Molto
orgoglioso. E lo dico soprattutto pensando alla mia famiglia: loro sanno
quello che ho passato e quanto ho lottato per arrivare dove sono adesso; la
gente là fuori magari mi vede solo come uno che ha avuto successo come tanti
ma non sa quello che mi ci è voluto…leggere la biografia su di un sito non
è la stessa cosa, ti dà solo un’idea di massima. Sono contento di essere
arrivato qui con le mie sole forze: non mi piacciono quelli che cercano di
sfruttare il successo di altre persone per ottenere il proprio. Posso dire di
essere più che soddisfatto di quello che ho ottenuto fino ad ora e penso che
tutto quello che arriverà in più verrà dal mio autentico amore per la
musica.
Â
Parlando
di musica: cosa pensi dell’attuale scena Hip Hop negli Stati Uniti?
Â
Beh,
è molto ‘business oriented’ ed è davvero un ottimo business: stiamo
riuscendo a renderlo sempre più grande. Se devo essere davvero sincero però
stiamo perdendo progressivamente contatto con quello che era, e dovrebbe
continuare ad essere, il vero spirito dell’era d’oro dell’Hip Hop: il
breaking, i graffiti, l’mcing, il djing, il divertimento e
l’intrattenimento. Quando dopo un anno di lavoro hai guadagnato un milione
di dollari ti senti di aver fatto bene ma il fatto che gli elementi base della
vera cultura Hip Hop siano sempre meno presenti nei lavori degli artisti
americani è molto preoccupante: è una cultura nata qui da noi ed è un
peccato che proprio qui si rischi di perderne lo spirito originario. Insomma,
che il business sia buono è un ottima cosa ma dovremmo recuperare molti
elementi fondamentali della genuina ed originale cultura Hip Hop.
Â
Qual’è
il più grande risultato che vorresti raggiungere come artista?
Â
Credo
di averlo già raggiunto: vivere della mia musica e raggiungere un certo
successo è sempre stato il mio sogno e queste cose si stanno realizzando
nella mia vita. Quello che vorrei riuscire a fare adesso è provare che posso
rimanere dove sono arrivato e dimostrare a tutti che ne ho le capacità .
Â
Pensi
che lascerai mai New York?
Â
Guarda,
onestamente credo che New York viva in ogni persona che ci ha vissuto. Sarai
sempre di New York, non puoi mai lasciarla: anche se magari non ci vivrai più
fisicamente è una cosa che ti resta dentro per sempre; penso che ogni singolo
abitante di New York possa capire quello di cui ti sto parlando. Magari avrò
una casa in qualche posto più tranquillo, per quando voglio rilassarmi, ma
avrò sempre un posto in questa città , fa parte di me. Alla fine sarò sempre
un New Yorker.
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Un
ringraziamento alla Capitol di Milano per l’assistenza organizzativa. Mims,
al di là di quello che ognuno possa pensare della sua musica, è una persona
molto cordiale, disponibile ed alla mano: uno che non sembra assolutamente
essersi ancora montato la testa e che, a soli 26 anni, sembra avere le idee
molto chiare su molte cose. La chiaccherata con lui è stata davvero gradevole
ed interessante.
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Michele
Cavagna
mikelekavagna@yahoo.it
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