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Ha
cominciato nei primi anni Novanta con lo spirito dell’appassionata.
Acquistò dei giradischi, cominciò a registrare delle cassette mixate, le
fece circolare tra amici e clienti del negozio di Gaultier presso cui
lavorava. Il passaggio al professionismo fu più breve del previsto. Nome
d’arte mutuato dal celebre pugile Smoking Joe Frasier, la sua agenda
divenne sempre più fitta di impegni. Fino a legarne il nome ad alcuni
dei più noti eventi house internazionali. Il 2 dicembre Smokin’ Jo sarà
in consolle allo Chalet delle Rose di Pontecchio Marconi. In fondo il
party nel club bolognese costituisce per la deejay un gradito ritorno in
Italia, come spiega nell’intervista a Goodnight Magazine.
Come mai ami tanto suonare in Italia?
La maggior parte dei clubber sono all’avanguardia, conoscono e amano la
musica e si divertono moltissimo. Apprezzano quello che stai facendo,
sono coinvolti e molto stilosi. E’ gratificante vedere che la gente si è
impegnata nel vestirsi bene per uscire.
Londra, New York, Ibiza: queste le
frontiere del clubbing oppure si può andare oltre?
Direi che a New York non sta succedendo praticamente nulla di nuovo. Mi
piace suonare in Sud America, la trovo meravigliosa, e l’Europa dell’Est
ha molte nuove situazioni attualmente. Per quanto mi riguarda, l’Italia
sicuramente è abbastanza avanti e ha una lista infinita di ottimi club.
Molti dj sostengono che i club dell’est
europeo siano all’avanguardia per offerta e richiesta artistica. In
Italia invece si parla di crisi.
Non penso che l’Italia sia in crisi, la trovo ancora eccellente.
L’Europa dell’Est è invece molto nuova, fresca, come la gente che ho
osservato sulla scena. Hanno party “selvaggi” perché non ci sono ancora
leggi che li limitino, come accade ora nel resto d’Europa, e non sono
ancora stilosi ed evoluti come in Italia.
In consolle dimostri una certa apertura
alle innovazioni del sound. Il pubblico lo percepisce?
Penso di suonare quello che sento e, se la gente non è in sintonia,
cerco di aggiustare il mio sound con qualche traccia che possano già
conoscere. Non suono solo per me stessa trascurando il pubblico. In quel
momento sono lì per intrattenere ed è questo che cerco di fare.”
Le innovazioni tecnologiche hanno reso
tecnicamente più facile la produzione di musica. Credi che sia un’arma a
doppio taglio?
Non sono sicura di ciò che intendi, ma è vero che con le nuove
tecnologie chiunque abbia voglia può fare musica, anche gente senza
talento. E’ per questo che c’è tanta spazzatura in giro. Ma alla fine
sono i veri produttori e musicisti che prevalgono su tutti.
Hai
già prestato la tua immagine a tv, riviste e pubblicità. Ci sono altri
progetti in cantiere?
No, non in questo momento. Sono apparsa come modella quando avevo 23
anni. Mi è piaciuto molto posare per la pubblicità ma ora sono troppo
impegnata in studio e nei tour.
Per esempio il progetto “Nude”…
“Nude” è promosso assieme a me da Terry Hart, promoter di club
londinesi. E’ una serata sorprendente con interpreti e visual eccentrici
e avant-garde, i dj che chiamiamo a suonare sono tutti appartenenti alla
scena minimal techno e cerchiamo di rendere speciale ogni party con temi
diversi.
Abbiamo cose davvero “pazze” in programma. In una delle ultime serate
gli attori hanno fatto una battaglia con i cuscini e c’erano piume che
volavano per tutto il club. E’ stato uno spettacolo. In estate il Nude
si è svolto con due party sulla terrazza del “We Love Space” e ne
abbiamo organizzato un altro favoloso e gratis sulla spiaggia. Ora siamo
agli inizi del nuovo tour, tra le altre abbiamo una data al mese al MoS
a Londra.
Ci sono nuove produzioni o compilation
in uscita?
Sarò spesso in studio nei prossimi mesi. Uscirà una compilation per il
MoS intitolata “Smokin Jo presents Nude” in sessioni programmate per il
prossimo giugno. Sarà un doppio cd per un dvd con spezzoni di tutte le
serate che abbiamo fatto ed interviste con dj ed artisti come un mini
documentario.
A cura di: Stefano Troilo |