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Sono
ormai davvero tanti gli album di Snoop e si fa sempre piů probabile la
conclusione che il primo (“Doggystyle”, ’93) rimarrŕ il migliore:
alti e bassi si sono succeduti nella carriera del nostro senza che perň
si ripetesse un’alchimia esplosiva come quella con Dr. Dre nel disco
sopra citato. Il suo permanere agli onori della cronaca per tanti anni
č dovuto certo al suo flow inconfondibile ed a qualche singolo
azzeccato ma soprattutto al fatto che Snoop č ormai un personaggio
popolarissimo con a suo credito show televisivi e radiofonici,
partecipazioni ad importanti pellicole cinematografiche ed a
videogiochi, linee d’abbigliamento, fondazioni sportive e chi piů ne
ha piů ne metta. L’alterna fortuna discografica č dovuta alle
produzioni musicali non sempre, anzi raramente, all’altezza del suo
swing verbale. Purtroppo questo č quello che accade, a tratti, anche in
questo caso e lascia l’amaro in bocca per quello che avrebbe potuto
essere questo disco con 20 minuti di filler in meno…”Tha Blue Carpet
Treatment” č davvero troppo lungo e lo č in maniera stupida,
aggiungendo cioč tracce mediocri ad un nucleo di pezzi di per sé molto
validi e che avrebbero costituito da soli un ottimo album.
Stilisticamente
la produzione torna prevalentemente ‘gangsta’ dopo le escursioni
modernistico-minimali e danzerecce dei Neptunes sul disco precedente: in
questo senso l’album si apre al meglio con, in sequenza, l’ottima
“Intrology”, la morbida “Think About It” (perfetta per il flow
di Snoop), il G-funk di “Crazy” (con il fedele Nate Dogg) e la
morbosamente gangsta “Vato”, prodotta ottimamente dai Neptunes.
“That’s Dat Shit” con R.Kelly č un numero r&b/hip-hop che non
avrebbe sfigurato su “Doggystyle”: rilassato e pigro come piů si
addice al rapper di Long Island. La prima parte del disco č la piů
soddisfacente e, oltre alle tracce giŕ citate, si segnalano gli accenti
dancehall di “Get A Light” (prodotta da un convincente Timbaland)
con Damien Marley, le atmosfere west coast di “LAX” con Ice Cube e
“A Bitch I Knew” (due buone produzioni di Battlecat), la minacciosa
“10 Lil’ Crips” dei Neptunes e due delle tre tracce firmate da Dr.
Dre: la raccolta “Boss Life” con Akon e l’intensa “Round Here”
che suona bene nonostante campioni lo stesso pezzo di Dido campionato
per “Stan” di Eminem. Un po’ sotto il livello di questi pezzi la
legnosa “Candy” (nonostante i guest di E-40, MC Eiht, Goldie Loc,
Kurupt e Daz), prodotta da Rick Ross, e “Gangbanging 101”, con un
convincente The Game, dove Terrace Martin fornisce una base un po’
statica. Verso i due terzi del disco si assiste ad un imbarazzante calo
di livello delle produzioni: “Like This” e “Wich One Of You”,
prodotte da Soopafly, sono indecenti, “Don’t Stop” (prodotta da
THX), “Psst” (prodotta da N8 & Brainz) e “Beat Up On Yo Pads”
(prodotta da Mr. Porter) appaiono come assolutamente superflue e
mediocri. Si salvano dal disastro “I Wanna Fuck You” prodotta da
Akon, disgustosamente commerciale ma ben fatta, e la conclusiva e
spirituale “Conversations” che ospita e campiona nientemeno che
Stevie Wonder. Un discorso a parte merita “Imagine”, con Dr. Dre e
D’Angelo, penultima traccia e terza delle tre prodotte da Dr. Dre: qui
siamo su un altro pianeta; il classico pezzo che vale il prezzo del
biglietto! Dopo tante tracce mediocri č emozionante riascoltare il flow
baritonale di Dr. Dre che riflette su cosa sarebbe la vita per gli
afro-americani in California senza hip-hop. D’Angelo al cantato, poi,
č una chicca: erano 6 anni che non si sentiva la sua voce. Insomma non
ce n’č…il giro di piano e gli archi del ‘dottore’ entrano
letteralmente sotto la pelle.
“Tha
Blue Carpet Treatment” avrebbe potuto essere un ottimo album se solo
fosse stato possibile limitare la foga di inserirvi anche pezzi che sono
un insulto all’hip-hop. Snoop č in forma strepitosa, al microfono
fornisce una delle sue migliori prestazioni di sempre e fa veramente
rabbia che non riesca a concretizzare un altro capolavoro senza farcirlo
di inutile fuffa. A parte tutto, comunque, la cosa che piů rimane alla
fine č la voglia di sentire cosa sarŕ “The Detox”, il fantomatico
e piů volte rimandato nuovo disco di Dr. Dre: lui sě non ha mai
sbagliato un disco e continua ad aleggiare come un’ ombra carica di
pioggia sull’hip-hop del nuovo millennio.
Michele
Cavagna
mikelekavagna@yahoo.it
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